Blog - Egi-offshore.com - Come Aprire una Società Offshore nel Delaware

Il Lussemburgo esce definitivamente dalla black list disciplinata dal decreto ministeriale 21 novembre 2001. Con conseguenze in termini di minori comunicazioni delle operazioni realizzate con il Granducato da operatori italiani e di sanzioni più leggere per la mancata dichiarazione nel modello RW di attività detenute in Lussemburgo.

Ieri, infatti, il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha firmato il decreto attraverso cui le cosidette holding lussemburghesi del 1929 sono state espunte dalla black list disciplinata dal Dm 21 novembre 2001.

Il provvedimento è stato emanato alla luce della recente ratifica ed esecuzione del protocollo aggiuntivo, che ha adeguato la preesistente Convenzione contro le doppie imposizioni tra l'Italia e il Lussemburgo agli standard internazionali in materia di scambio di informazioni. In base alle nuove disposizioni in vigore, infatti, il segreto bancario non potrà essere più opposto dalle autorità lussemburghesi nel caso in cui l'amministrazione finanziaria italiana richieda informazioni bancarie e finanziarie relative a un determinato contribuente.

Nel 2006 il regime fiscale delle società holding lussemburghesi, regolate dalla legge del 31 luglio 1929, era stato già dichiarato dalla Commissione Ue non conforme alle norme in materia di aiuti di Stato. Questo regime, infatti, prevedendo un regime fiscale particolarmente favorevole per alcuni operatori finanziari costituiva senz'altro un caso di concorrenza fiscale dannosa.

Oltre alle cosidette holding del 1929, in Lussemburgo era possibile aderire a un regime fiscale ancora più vantaggioso, anch'esso non conforme alle norme europee in materia di aiuti di Stato. Si trattava del regime delle cosiddette “holding miliardarie”, regolate dal decreto granducale 17 dicembre 1938. Il legislatore lussemburghese, preso atto della decisione della Commissione Ue, aveva abolito tali regimi fiscali a partire dal 1° gennaio 2007 ma aveva previsto un periodo transitorio, con alcune limitazioni, che è terminato il 31 dicembre 2010.

La cancellazione del regime fiscale delle holding lussemburghesi del 1929 dalla black list del Dm 21 novembre 2001 determinerà l'uscita del Lussemburgo da tale lista in quanto il Granducato era presente nell'lenco limitatamente al regime fiscale delle holding del 1929, appena espunto dalla “lista nera”.

Le conseguenze derivanti da questa cancellazione semplificheranno i rapporti tra gli operatori commerciali italiani e lussemburghesi in quanto la comunicazione black list, a oggi obbligatoria per le operazioni con lo Stato lussemburghese che superano una certa soglia, non sarà più obbligatoria una volta che il decreto appena varato sarà entrato in vigore. Anche il raddoppio delle sanzioni e dei termini per l'accertamento previsto dall'articolo 12 del decreto legge 78/2009, relativo alle attività finanziarie detenute nei Paesi black list, non troverà più applicazione.

Infine, prima dell'emanazione del decreto del ministro, il Lussemburgo, ai fini della voluntary disclosure, rientrava nell'elenco dei Paesi “black list” con accordo. Dopo l'espunzione dalla black list, il Lussemburgo rientra nell'elenco dei Paesi non black list. L'uscita del Lussemburgo dalla black list determinerà, dunque, una serie di benefici per i contribuenti.

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Sabato, 27 Dicembre 2014 10:12

I vantaggi di una Società Offshore

Società Offshore, cosa intendiamo per “offshore”?

Si dice Offshore una società che, spesso tramite fiduciarie, si registra in territorio estero rispetto al reale ambiente d’azione, per seguire le direttive legislative dello Stato in cui è registrata anziché quelle della nazione in cui opera. Questo pone come immediato effetto benefico una minore pressione fiscale, maggior rispetto della privacy e della riservatezza sulla titolarità dei conti bancari, costi ottimizzati per la crescita aziendale e regolamentazione burocratica più snella e semplificata.

Se inizialmente, durante il periodo del proibizionismo statunitense, il termine offshore, stava ad indicare le imbarcazioni che conducevano i clienti al largo dalle coste americane per consumare “legalmente” alcolici, superato quel periodo il termine è rimasto, andando ad indicare quegli enti o società che eludono la legislazione senza poter subire di fatto nessuna ritorsione.

Chi decide di aprire una Società Offshore spesso è spinto dalle maggiori opportunità, in termini di costi e guadagni, ottenibili registrando la propria compagnia in uno Stato a regime privilegiato anziché in quello dove condurrà la sua attività. Molti, fra gli altri, sono gli imprenditori italiani che hanno deciso di aprire una società di questo tipo per ovvie ragioni: dalla lungaggine della burocrazia italiana alla completa assenza di riservatezza sui movimenti dei conti bancari, dai costi elevati per la conduzione e la messa in opera delle attività aziendali al punto ancor più dolente della pressione fiscale.

Più che i proprietari di piccole e medie imprese, estranei all’iter da seguire per mettere in piedi una Società Offshore, sono proprio i grandi azionisti delle multinazionali o di aziende di elevato prestigio ad adottare questa tecnica: nei Paradisi Fiscali, il dictat principale è la tutela della privacy, quindi a volto coperto, possono tranquillamente nascondere patrimoni e proprietà che in Italia passerebbero al vaglio del Ministero dello Finanze.

Ma aprire una Società Offshore non è illegale, basta seguire delle indicazioni molto semplici, segnalate dalla Legge sulla Tutela del Risparmio del 28 Dicembre 2005, n°282 per non incappare in accuse di riciclaggio o falso in bilancio.

Aprire una Società Offshore è più semplice di quanto si possa immaginare: basterà avere con se il passaporto dell’intestatario della compagnia e collegandosi ad internet ci si potrà affidare a Egi-offshore.com che si occuperà di indicare, secondo le necessità, quale sia la migliore nazione che soddisfi le esigenze per la propria attività.

Senza dubbio un imprenditore esperto potrebbe anche decidere di occuparsi personalmente dell’apertura della propria attività offshore senza rivolgersi ad alcun consulente, ma è importante conoscere i principali regolamenti della finanza e della giustizia internazionale per non subire future denunce per riciclaggio di denaro o evasione fiscale.

Creare una Società Offshore al fine di beneficiare di incentivi fiscali favorevoli per sviluppare la propria attività richiede di informarsi bene per conoscere il paese selezionato. Infatti, non tutti i paesi hanno la stessa normativa e quindi è importante saper fare la scelta giusta fra società onshore, offshore, a gestione libera o amministrata…

Perché e come creare una Società Offshore?

La costituzione di una Società Offshore è perfettamente legale e risponde al decreto 92.521 che si applica come norma internazionale.

Una Società Offshore pertanto può essere creata da chiunque lo desideri.

« Qualsiasi persona fisica o giuridica residente nella Comunità europea ha il diritto di creare un’azienda nel paese di sua scelta senza bisogno di risiedervi fiscalmente [...] »

Una Società Offshore è così chiamata perché segue il principio di avere sede in un paese straniero rispetto a quello in cui essa genera il suo fatturato.

Di conseguenza, essa non può avere un’attività economica nel suo paese di residenza.

Ad esempio, una Società Offshore Francese con sede a Singapore può fare affari in tutto il mondo, tranne che a Singapore (i divieti possono essere rimossi per casi specifici).

Una Società Offshore presenta molti vantaggi e consente tra l’altro di proteggere il proprio patrimonio, grazie al consolidamento dei beni in diversi paesi sotto il nome di una Società Holding Offshore, il che permette che la legislazione del paese in cui ha sede la holding sia applicata su tutte le proprietà, in caso di decesso. Inoltre è possibile trasferire i beni alla propria società offshore per evitare problemi (contenzioso commerciale, sequestro, disputa…): è il principio dell’Asset Protection.

I vantaggi di una Società Offshore

  • La Società Offshore si costituisce in un paese in cui le imposte sono basse, se non nulle, allo scopo di aumentare i profitti.
  • Scegliere una Soluzione Offshore consente di facilitare la gestione dell’azienda e, soprattutto in termini di responsabilità, offre spesso maggiore flessibilità.
  • La Società Offshore è una persona giuridica, il nome del suo direttore potrebbe quindi non comparire su alcun documento, e questo assicura un perfetto anonimato.
  • A seconda del paese di destinazione, il principio della capitalizzazione ristretta può essere totalmente evitato.
  • Una Società Offshore affronta spese di gestione molto inferiori a quelle dell’affitto dei locali, dell’impiego di commercialisti, fornitori, fornitori di servizi informatici.

Se anche tu sei interessato ad aprire la tua Società Offshore non esitare a contattarci, i nostri esperti pianificheranno tutto con la massima riservatezza e professionalità, e così anche tu potrai cominciare a guadagnare Offshore.

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Sabato, 27 Dicembre 2014 10:08

Come usare una Società Offshore

Come usare una Società Offshore e che uso ne possiamo fare....

Società commerciali
Una società commerciale di import-export può creare una struttura offshore per ridurre il proprio carico fiscale. La società offshore raccoglie gli ordini ed i pagamenti direttamente dai clienti, ma le merci vengono consegnate direttamente dal produttore. Attraverso questa struttura, la maggior parte dei profitti può essere accumulata in aree con bassa o zero tassazione. Si tratta in pratica del cosiddetto commercio triangolare, dove una società offshore funge da intermediario tra il venditore e l'acquirente, in maniera tale che l'utile viene contabilizzato laddove ha sede la società offshore, notoriamente esentasse o poco più che esentasse.

Società di investimento
I fondi posseduti attraverso una società in una giurisdizione offshore possono essere investiti in tutto il mondo e spesso in nazioni in cui sarebbe altrimenti impossibile. A seconda della giurisdizione in cui ha sede la società, i guadagni su tali investimenti sono meno o per nulla tassati rispetto ad altre aree. È quindi compito della nostra azienda di indicarvi laddove è più conveniente investire i vostri denari tramite una società finalizzata alla gestione dei vostri investimenti.

Holding
Le Holding offshore possono essere utilizzate per finanziare delle società sussidiarie che godranno del beneficio di detrarre gli interessi pagati. Se la holding ha sede in un paese in cui vi sono limitate e contenute tasse sulle società e sui dividendi, i profitti accumulati possono essere reinvestiti a discrezione dei managers della holding, in Saint Vincent disponiamo di un'eccellente legislazione in materia di società Holding, particolarmente attrattiva sia dal profilo legale che da quello tributario. A tal punto interessante che le società Holding risultano praticamente scevre di carichi fiscali avendo l'obbligo di pagare unicamente un'esigua tassa annuale.

Brevetti, Copyright, Royalties
Una società offshore può acquisire il diritto di utilizzare del materiale protetto da copyright, licenze o da brevetti. La società accumulerà le royalties pagando solo la prevista ritenuta d'acconto. In alcune giurisdizioni questa ritenuta è prossima o pari allo zero per cui tutti i diritti drivanti dallo sfruttamento dei brevetti o dei copyrights possono essere motlo vantaggiosi: in virtù degli accordi internazionali contro la doppia imposizione, il titolare dell'azienda che percepisce le royalties potrà inoltre evitare un doppio carico fiscale sulla sua persona.

Società di consulenza
Persone che ricevono delle somme per servizi professionali come, designers, artisti, sportivi, consulenti o autori, ecc. possono operare attraverso una società offshore. La società incassa i loro compensi in un ambiente a bassa tassazione e può quindi reinvestire tale denaro con ulteriori guadagni. Generalmente, questo tipo di società figura sulla cosiddetta "blacklist", nel senso che gli enti tributari europei non accettano la detrazione di fatture emesse da società offshore se l'operazione o il servizio fatturati non sono suffragati da una prestazione effettiva. Si riduce pertanto di molto l'impiego di società offshore per la consulenza e servizi professionali. Esistono tuttavia delle giurisdizioni che non figurano sulla "blacklist" e le cui società possono tranquillamente emettere delle fatture all'indirizzo di persone fisiche o società europee. La nostra azienda è senz'altro in grado di aiutarvi nella scelta, nella costituzione e nell'acquisto di questo genere di società offshore, accettate dalle autorità fiscali europee.

Beni immobili
Molte delle spese associate alla proprietà di un immobile possono essere ridotte se il proprietario dell' immobile è una società offshore. La vendita dell' immobile avviene semplicemente trasferendo le azioni della società che lo possiede dal venditore all' acquirente eliminando in questo modo i lunghi tempi delle procedure di compra-vendita e risparmiando su tasse sulla vendita e sulle spese notarili. In questa maniera è del resto garantito l'anonimato assoluto dell'operazione, di tal sorta che il venditore e l'acquirente rimangono sconosciuti ai terzi.

Imbarcazioni
Allo stesso modo dei beni immobili sarà possibile assegnare la proprietà di un' imbarcazione ad una società offshore riducendo il pagamento delle tasse dovute ad un' eventuale vendita successiva e le tasse connesse al possesso dell' imbarcazione.


Società di intermediazione mobiliare o private banking

Le tasse che possono essere ridotte sono: tasse sulle CFC, tasse sui guadagni esteri, tasse sui redditi di impresa e sui guadagni accumulati. Oltre a ridurre legalmente le tasse, queste strutture permettono ai beneficiari di godere della massima segretezza.

Di solito tutto parte da un buon consulente con dei buoni rappresentanti nelle giurisdizioni offshore e quindi in grado di operare ovunque sia richiesto o consigliabile in funzione delle esigenze del cliente beneficiario. Una volta stabilita la struttura più idonea, si provvede alla costituzione di una IBC.

Generalmente, attraverso un Trust, il beneficiario (che poi è di fatto il concedente) impartice le istruzioni al fiduciario di costituire la IBC. Attraverso i corrispondenti nel centro offshore in cui si desidera operare, la società viene prontamente costituita dagli agenti locali, i quali a loro volta operano come fiduciari (una specie di Trust nel Trust), designando i direttori, dove richiesto, avviando le relazioni bancarie e stabilendo la sede dell'ufficio registrato.

Quest'ultimo servizio, detto di domiciliazione, prevede anche l'utilizzo di linee telefoniche, fax, servizio di segreteria, ritiro e rispedizione della posta, emissione di fatture e in generale di tutto quello che si svolge in un ufficio. A seconda del tipo di servizi richiesti, esistono ovviamente delle tariffe che comprendono il compenso dei direttori, la domiciliazione della società e le spese di costituzione.

A seconda della complessità della struttura i costi sia di costituzione che di mantenimento possono variare ma, considerando che di solito non è richiesto un capitale sociale minimo, queste spese si limitano in definitiva alle normali tariffe professionali dei fiduciari ed alle spese di costituzione. Tanto per dare un' idea, diciamo che una struttura offshore non supera quasi mai i 5.000 Euro totali, includendo le spese annuali di mantenimento. Molto conveniente se si pensa solo al risparmio fiscale che ne può derivare, oltre che al valore aggiunto dalla protezione totale della sfera privata e commerciale del cliente.

A questo punto è sufficiente iniziare ad operare attraverso istruzioni supplementari passate di volta in volta ai fiduciari i quali le eseguono scrupolosamente al fine di far funzionare tutta la struttura esattamente secondo i desideri del cliente beneficiario, sempre che questi non implichino attività illegali.

Alcune operazioni possibili con le "offshore companies":

Apertura di rapporti di c/c di corrispondenza con qualunque Istituto di Credito

Poter effettuare investimenti nelle "Borse Valori" di tutto il mondo

Operazioni import-export

Intestazione quote sociali di società a responsabilità limitata, Spa e di immobili (terreni o fabbricati)

Esenzione dall'imposta di successione in caso di trasferimento di proprietà o di titoli o altri beni mobili o immobili

Fatturazione (no-tax) di operazioni finanziarie - di consulenza legale, commerciale, tecnica e di collaborazione - di mediazione immobiliare e non - di servizi di ogni genere e natura - di studi di progettazione e ricerca - di indagini di mercato - di pubblicità e propaganda - di rappresentanza, brokeraggio - di spese per convegni, congressi e simili

Altre operazioni commerciali e di consulenza

Se anche tu sei interessato ad aprire la tua Società Offshore non esitare a contattarci, i nostri esperti pianificheranno tutto con la massima riservatezza e professionalità, e così anche tu potrai cominciare a guadagnare Offshore.

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La Svizzera ha firmato l’accordo per lo scambio automatico di informazioni fiscali.
L’intesa pone così fine al segreto bancario, lo comunica l’Ocse spiegando che l’accordo é stato firmato anche da altri Paesi tra cui Singapore, Cina, Brasile e Costa Rica.

Sono 47 i Paesi che hanno firmato l’intesa che prevede lo scambio automatico di informazioni finanziarie su base annua tra i governi. La dichiarazione é stata siglata dai 34 paesi membri dell’Ocse e da tredici partner associati tra cui Singapore, Malesia, Indonesia, Cina, Argentina, Brasile e Sudafrica.

«È chiaramente la fine del segreto bancario sfruttato per ragioni fiscali», ha dichiarato Pascal Saint-Amans, direttore del centro di politica e amministrazione fiscale dell’Ocse.

La maggior parte degli altri paesi firmatari si erano già impegnati per lo scambio automatico di informazioni ma la Svizzera e Singapore, importanti centri finanziari, non lo avevano ancora fatto. E finora lo scambio scattava solo su richiesta, in caso di indagine del fisco o della magistratura. Le banche avranno un anno di tempo per adattare i loro sistemi informativi e i governi stessi dovranno modificare i loro ordinamenti fiscali.

Sempre sul tema, vi riporto l’ottimo articolo di F. Renne, pubblicato qualche mese fa su “The Fielder”, che offre un quadro esaustivo della situazione.

Il mito del segreto bancario non esiste ormai (quasi) piú.

Non nelle economie avanzate; e, a ben vedere, meno di quanto si pensi nei presunti paradisi fiscali e finanziari. Le prime, strette tra le indicazioni del GAFI («Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale» — FATF, in inglese — con ampi poteri di promulgazione di linee guida operative per contrastare frodi, sostegno a organizzazioni terroristiche e riciclaggio internazionale che, invero, sono sempre piú adottate anche in campo fiscale dagli attuali 35 Paesi membri) e le singole esigenze di gettito da trovare. I secondi, perché molti di loro stanno, piú o meno volontariamente, riconvertendosi in piazze finanziarie collaborative, e quelli che ancora resistono sono sempre meno di numero e sempre di piú nel mirino delle pressioni della comunità internazionale. Contrariamente a quanto si può pensare, infatti, questa non è una storia solo italiana — anche se siamo stati antesignani nel muoverci nella direzione sia dell’abbattimento del segreto bancario in campo fiscale sia dell’adozione di misure del (tanto criticato quanto poi copiato) rientro agevolato dei capitali.

V’è una convergenza di piú temi verso un unico strumento, ostacolato dall’esistenza di quest’antico mito. Il contrasto al riciclaggio internazionale, prima; il contrasto ai finanziamenti illeciti a sostegno del terrorismo, poi; le singole esigenze di gettito fiscale in un numero sempre maggiore di Paesi, infine — tre temi che convergono verso lo strumento dello scambio dei dati per la cooperazione giudiziale e fiscale. Il quale trova(va) l’unico ostacolo nella resistenza del segreto bancario, esistente soprattutto in alcune giurisdizioni. Ma sta davverocambiando qualcosa, a livello internazionale, sul tema? E poi: come s’è mossa l’Italia, e come si sta muovendo ora? Infine, come dovrebberocambiare i comportamenti di fronte a questo scenario?

Intanto, va detto che a livello internazionale il vento è cambiato soprattutto dopo l’11 settembre 2001. A séguito dell’attacco alle Torri Gemelle, per la prima volta nella loro storia, gli USA smisero di mettere il veto ad azioni o proposte legislative che andassero nella direzione di limitare la libertà d’azione dei paradisi fiscali e finanziari. Prima, tutti i tentativi — essenzialmente europei — di «perforare» normative di Paesi terzi non collaborativi nelle indagini giudiziarie avevano sortito poco effetto.

Con la liberalizzazione valutaria in Europa, oggi data per scontata, ma datata «solo» primi anni Novanta, era stato introdotto un primo accordo di scambio di dati su richiesta d’un altro Stato nonché un sistema di rilevazioni statistiche (la «nuova» CVS, comunicazione valutaria statistica, per le operazioni «canalizzate» e il quadro RW, nella dichiarazione dei redditi, per le «non canalizzate» tramite intermediari finanziari e per le «consistenze» d’investimenti detenuti all’estero); ma, nella pratica,non ebbe grande successo nei primi anni d’applicazione. Poi era venuto il turno — su proposta dell’allora Commissario Europeo dell’Italia,Monti — della «direttiva sull’euroritenuta», che istituiva il principio alternativo tra scambio dei dati e tassazione alla fonte ad aliquota maggiorata (fino al 35%). Questa, però, si scontrò súbito sia con le resistenze inglesi (che chiesero l’esclusione della sua applicazione alle società e alle altre persone giuridiche, nonché la sua applicazione ai soli redditi di capitale e non alle plusvalenze — rendendola, nei fatti, facilmente aggirabile) sia con le deroghe concesse a tre Stati membri: l’Austria, il Lussemburgo e il Belgio.

Dopo l’ingresso sulla scena del pericolo terrorismo, tutto cambiò. Non lo dicono solo le cronache per gli addetti ai lavori, ma soprattutto un fatto eclatante, transnazionale e probabilmente allora poco compreso nella sua portata. Per la prima volta, vi fu un provvedimento giudiziale soprannazionale che bloccò, con una specie di sequestro preventivo, i conti e i depositi ovunque aperti nell’UE e nei Paesi aderenti al GAFI — USA compresi — da soggetti o istituzioni sospettate di fiancheggiamento al terrorismo. Provvedimento vincolante anche in quei Paesi che vedevano il segreto bancario tutelato nella Costituzione, come l’Austria o la Svizzera. Un precedente utile a un certo scopo di prevenzione nella lotta internazionale al terrorismo, che però ha aperto un varco a ciò che stiamo vedendo oggi.

Lo scenario è stato, in Italia, accompagnato dall’evoluzione di due misure (tanto discusse quanto tuttora attuali) interne: l’originaria anagrafe dei conti correnti e dei depositi (strumento ideato dall’allora ministro Visco nel 2006, al fine di «radicare», in maniera agevolata, l’inversione dell’onere della prova nei casi d’accertamenti di natura finanziaria in deroga al segreto bancario, già possibili fin dal 1991) e le prime versioni dello scudo fiscale (strumento per agevolare il rientro dei capitali irregolarmente detenuti all’estero cosí da ampliare la base imponibile per gli anni successivi, ideato dal ministro Tremonti nel 2001). Indipendentemente dal giudizio di ciascuno sui singoli strumenti (per chi scrive, qualora interessi: utili le deroghe al segreto bancario, finché restano, appunto, deroghe; pericoloso il ricorso all’anagrafe dei conti e dei depositi per la violazione dei diritti di privacy, ma molto comodo, in termini di tempi guadagnati, per gli accertatori del fisco; condivisibile laratio delle norme sul rientro dei capitali), questi provvedimenti sono stati il prodromo di ciò che sta avvenendo — anche contraddittoriamente, in parte — oggi.

Oggi, le deroghe al segreto bancario sono andate a regime. L’anagrafe è diventata dei rapporti finanziari, non si limita alla tipologia del rapporto ma s’estende ai saldi e ai volumi movimentati su conti correnti o per investimenti finanziari, ed è estesa agl’intestatari e ai loro delegati — anche una tantum — nonché alle assicurazioni (per i prodotti aventi natura finanziaria) e alle fiduciarie (con regole particolari che ne mantengono, a date condizioni, la convenienza al loro uso). A questa s’aggiunge, poi, il nuovo redditometro e le segnalazioni di monitoraggio connesse. Per finire, dodici anni dopo, il governo s’appresta a varare una norma di nuova facilitazione del rientro dei capitali detenuti all’estero, sulla falsa riga del programma di voluntary disclosure istituito negli USA e «promosso» dal GAFI, con applicazione delle imposte eventualmente evase e l’agevolazione di sanzioni ridotte, amministrative e penali.

Perché farli rientrare, per chi li ha fuori, e che cosa fare, per chi li ha regolari in Italia? Di nuovo, occorre guardare a ciò che sta succedendo all’estero. Le isole britanniche del canale hanno ormai ceduto alle pressioni internazionali.

San Marino ha appena firmato un accordo di cooperazione coll’Italia, dopo aver perso piú del 50% dei depositi negli ultimi dieci anni, in cui ha di fatto cercato di guerreggiare coll’Italia.

A Montecarlo le società anonime, quelle con azioni al portatore, devono depositare annualmente i nomi dei soci, ed è stato firmato un accordo di collaborazione con la Francia. Il Liechtenstein ormai fa raccolta quasi esclusivamente con prodotti assicurativi. L’Austria e la Svizzera, come quest’ultima con Gran Bretagna e Germania (solo per quest’ultima per ora sospeso), hanno firmato un accordo, giornalisticamente detto «Rubik», che prevede tassazione elevata sui risparmi se non viene concessa dal cliente l’autorizzazione allo scambio dei dati.

Gli USA stanno firmando — proprio di questi giorni è stato il turno dell’Italia — con diversi paesi gli accordi FATCA, che impongono agl’intermediari specifici obblighi di segnalazione e di comportamento con clienti americani. Gli USA hanno anche «imposto» alla Svizzera un accordo che prevede, a date condizioni, multe salate alle banche elvetiche per il passato ove vi siano state attività con clienti americani, e ora stanno rivolgendo le loro attenzioni a piazze piú esotiche, caraibiche e asiatiche. (Nel mirino, oltre a Panama e altre isole minori, sembrano esservi ora le piazze arabe, come Dubai, e dell’Estremo Oriente, come Hong Kong e Singapore.) Per finire il quadro, Svizzera, Lussemburgo e Austria, tra l’altro, hanno firmato gli accordi di cooperazione e scambio dei dati a partire dal 2015.

Certo, se non si continuasse in Italia s’una china sbagliata, dopo aver tassato retroattivamente — non rispettando lo Stato il patto coi contribuenti — i capitali scudati, facendo ora paventare ulteriori incrementi d’imposizione sulle rendite finanziarie e patrimoniali future piú o meno occulte, magari dato il contesto la voluntary disclosure potrebbe anche funzionare, con annessi benefici per il Paese (piú per il potenziale rilancio degl’investimenti che per le casse dell’erario). Ma una cosa resta chiara: se il trend è comune ad altri Paesi e i ripari sono sempre meno affidabili, la differenza sta nel livello d’imposizione interno — complessivamente ben piú alto rispetto agli altri Paesi — e nelle regoled’accertamento e riscossione, basate su presunzioni e inversioni dell’onere della prova — con continue lesioni del diritto alla difesa — e sulla disapplicazione dello Statuto del Contribuente.

Non è una storia solo italiana, s’è detto all’inizio; occorrerebbe però rimuovere le anomaliesolo nostre.

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Sabato, 27 Dicembre 2014 10:01

Trattato Fiscale Italia - Usa

Con legge 20 del 3 marzo 2009 (sulla «Gazzetta Ufficiale» del 18 marzo 2009) è stata ratificata la Convenzione siglata il 25 agosto 1999 tra l'Italia e gli Usa per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi o le evasioni fiscali.

La Convenzione sostituisce la precedente firmata a Roma il 17 aprile 1984 (e ratificata con legge 11 dicembre 1985, n. 763) che, peraltro, continuerà a trovare applicazione fino a quando non sarà attuato lo scambio dei documenti di ratifica, ai sensi dell'articolo 28 della Convenzione stessa. Inoltre, nel testo approvato è prevista una clausola di salvaguardia (articolo 28) che prevede l'applicazione delle previgenti disposizioni qualora più favorevoli.

Negli Stati Uniti la procedura di ratifica si è conclusa in termini molto più rapidi rispetto all'Italia.

Il Senato americano, competente in via esclusiva sulla materia, ha da tempo provveduto all'approvazione con Resolution 145 Cong. Rec. S 14225 del 5 novembre 1999, apportando peraltro alcuni cambiamenti al testo originariamente siglato, che hanno richiesto un ulteriore scambio di note tra i Paesi avvenuto il 27 febbraio 2007.
Di seguito si riportano le principali novità:

È concesso un credito d'imposta estero (foreign tax credit) parziale per l'Irap corrisposta dalle società statunitensi che operano in Italia. Viene eliminato in tal modo l'effetto distorsivo dell'indeducibilità degli interessi passivi e del costo del lavoro dalla base imponibile Irap (articolo 2);
È stata espressamente riconosciuta la natura trasparente delle società di persone americane sul reddito realizzato in Italia (articolo 3);

È stato ampliato, ricomprendendo anche i beni, il novero delle operazioni che non danno luogo in via presuntiva all'attribuzione di utili a una stabile organizzazione registrata o dio fatto (PE) (articolo 7);

Viene assicurata la tassazione nello Stato della fonte, dei redditi attribuiti alla stabile organizzazione o base fissa, anche se i pagamenti degli stessi sono stati differiti fino a dopo la cessazione della stessa PE o base fissa (articolo 7);

Nel caso di rettifiche dell'utile da parte di uno dei due Stati contraenti in base al principio del valore normale (arm's length), dovranno essere tenuti in considerazione anche gli effetti delle altre norme previste dalla Convenzione (articolo 9);

Per quanto concerne i dividendi, è prevista una riduzione dell'aliquota di tassazione in uscita dal 10% al 5% in relazione alle partecipazioni comprese tra il 25% e il 50%, un incremento dal 10% al 15% per le partecipazioni comprese tra il 10% e il 25 per cento. Per tutti gli altri casi l'aliquota è rimasta invariata (articolo 10);

Per quanto riguarda gli interessi, una prima modifica ha interessato la riduzione dell'aliquota massima dal 15% al 10% e l'introduzione di talune fattispecie per le quali gli interessi possono essere soggetti ad imposizione unicamente nello Stato di residenza del beneficiario, senza applicazione delle ritenute nello Stato della fonte (articolo 11);

Per le royalties sono state introdotte due sole aliquote d'imposizione (precedentemente erano 3), quella al 5% sui canoni relativi all'uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche e su quelli relativi ai software e quella dell'8% per i restanti casi (articolo 12);

Con la nuova Convenzione, i compensi per le prestazioni professionali saranno imponibili nello Stato della fonte soltanto se la persona lì dispone abitualmente di una base fissa per l'esercizio della sua attività (articolo 14);

È stata innalzata a 20mila dollari Usa la soglia di imponibilità dei redditi che un artista o sportivo residente di uno Stato ritrae dalle sue prestazioni personali svolte nell'altro Stato contraente (articolo 17).

La nuova Convenzione, inoltre, al fine di risolvere il problema della concreta applicabilità della procedura amichevole (articolo 25), fortemente condizionata dalla mancanza di un obbligo per gli Stati di giungere a una soluzione condivisa e dalla pressoché assenza di una prassi amministrativa, ha introdotto lo strumento della procedura arbitrale auspicato e consigliato a livello Ocse. Da segnalare, infine, l'importante previsione della clausola generale anti abuso (limitattion on benefits) preordinata a negare i benefici convenzionali a soggetti che pongano in essere comportamenti diretti al "treaty shopping".

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Nel caso in cui il concessionario della riscossione non riesca a notificare la cartella esattoriale direttamente al destinatario (perché temporaneamente assente dalla propria abitazione) e provveda a lasciarla presso la casa comunale, egli deve necessariamente avvisare il contribuente del deposito dell’atto attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Sono queste le conclusioni a cui è giunto il Giudice di pace di Nardò (Lecce), il quale, con sentenza n.1529/13 (sentenza liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti) ha chiaramente ripercorso il pensiero della Suprema Corte su questo tema.

Il giudice, infatti, oltre a evidenziare la mancata produzione in giudizio da parte di Equitalia di copia della cartella – nel caso di specie il contribuente era venuto a conoscenza della cartella solo attraverso la richiesta di informazioni presso lo sportello del concessionario – rileva che il mero deposito dell’atto nella casa comunale senza l’ulteriore avviso è assolutamente illegittimo.

La sentenza dunque chiarisce che “La pronunzia della S.C. a Sezioni unite n.458/2005 ribadisce il principio secondo cui la notificazione, eseguita ai sensi dell’art. 140 cpc, si perfeziona con la spedizione della raccomandata (che determina l’effetto di conoscibilità legale nei confronti del destinatario) ma tuttavia la mancata allegazione dell’avviso di ricevimento comporta la nullità della notifica”.

Alla luce di ciò, è apparsa chiara al giudice la nullità della cartella in questione per difetto di notifica.

Infine, altro punto importante della sentenza è sicuramente quello dove si ribadisce il termine di prescrizione di cinque anni per le pretese derivanti dalle sanzioni amministrative, diversamente da quanto sostenuto da Equitalia che continua ad insistere per la prescrizione decennale.

Anche in questo caso il giudice rileva come “la prescrizione della cartella esattoriale originata da sanzioni amministrative per violazione al codice della strada, è QUINQUENNALE, aderendo all’orientamento sempre più incalzante, in relazione all’inapplicabilità del termine decennale ex art. 2953 cc giacchè la cartella esattoriale è assimilabile all’ingiunzione fiscale che ha natura di atto amministrativo che cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato …”.

Avv. Matteo Sances – Studio Legale Tributario

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L’esame sulla natura costitutiva dell’ azione revocatoria non può prescindere dallo sviluppo che le Riforme della legge fallimentare hanno apportato…

.. all’applicazione della stessa, introducendo meccanismi rivolti a restringere, soprattutto per quanto concerne i pagamenti, l’ ambito di applicazione e gli effetti della stessa.

Nel sistema previgente l’insolvenza veniva disegnata come incapacità assoluta di soddisfare le obbligazioni assunte e, conseguentemente, in presenza di una situazione di crisi, si rendeva necessario aprire con urgenza la procedura fallimentare al fine di poter realizzare in maniera immediata i suoi effetti.

Lo stato di decozione dell’ impresa eliminava qualsiasi differente soluzione, rifiutando all’origine tentativi di composizione che tenessero conto anche di valutazioni positive dell’ azienda e del complesso produttivo.
 La procedura concorsuale non rappresentava così anche uno strumento di gestione dell’ impresa, ma unicamente un mezzo per comporre gli interessi del ceto creditorio, ed in tale ottica l’ azione revocatoria aveva un ruolo particolarmente centrale di tutela e di reintegro del patrimonio dell’ imprenditore dichiarato fallito.

Il compito di cercare di comprendere la funzione dell’ azione revocatoria nel nuovo sistema è estremamente arduo perché l’ attuazione dell’ intervento legislativo è stata tutt’altro che lucida. 
La natura dell’azione revocatoria è controversa. In dottrina sono state formulate varie teorie su quale sia il fondamento dell’ azione revocatoria fallimentare.

Parte della dottrina sostiene che l’inefficacia dell’atto revocato è originaria perché l’ atto compiuto dal debitore è viziato di frode fin dal momento in cui viene posto in essere.
 Da qui si deduce la natura dichiarativa dell’ azione revocatoria, rilevando che la medesima è preordinata all’ accertamento di un vizio dell’ atto coevo al suo sorgere.
 Tale tesi, però, non può essere condivisa. La tesi accolta da larga parte dalla dottrina è quella secondo la quale l’azione revocatoria ha natura costitutiva sia con riferimento all’azione revocatoria ordinaria che all’azione revocatoria fallimentare.
 Questa si rende preferibile anche perché, ove si ritenesse che l’inefficacia sia coeva al compimento dell’atto revocato (come avverrebbe se si accogliesse la tesi favorevole alla natura dichiarativa), il negozio compiuto non avrebbe i requisiti per determinare il trasferimento della titolarità del diritto in capo all’acquirente. La cessazione sia pure parziale dell’ efficacia dell’atto non può che derivare dalla sentenza, la quale, accertati e valutati gli elementi dell’ azione revocatoria, stabilisce che sul bene oggetto dell’atto impugnato può essere esercitata l’ azione esecutiva a vantaggio del creditore. 


Ciò dimostra che la sanzione di inefficacia non è affatto coeva al compimento del negozio, ma sorge esclusivamente a seguito della sentenza del giudice che fa nascere l’ obbligazione del terzo ed il diritto del creditore ad agire in esecuzione sul bene revocato.
 Di conseguenza risulta che il negozio e l’ atto solutorio sono originariamente validi ed efficaci e divengono viziati solo al sopravvenire della sentenza di revocatoria fallimentare con l’ esito che l’ atto solutorio stesso assume natura di debito di valuta.
 Avvalorando la tesi della natura costitutiva riguardo la revocatoria fallimentare si è opportunamente negato fondamento giuridico alla natura indebita del pagamento soggetto a revoca.
 Non essendo ipotizzabile alcuna illeceità riguardo al pagamento di un debito scaduto da parte dell’ imprenditore che versa in stato di insolvenza, non esiste alcun obbligo per il creditore di rifiutare il pagamento stesso.
In questa fattispecie si è in presenza di un atto estintivo dell’ obbligazione del tutto lecito, e solo in seguito alla pronuncia giudiziale di revoca quel pagamento diventa inefficace.


Il mancato inquadramento giuridico di fatto illecito dell’ accettazione del pagamento da parte del creditore, non poteva che comportare la qualificazione di debito di valuta dell’ obbligo restitutorio della somma di denaro corrisposta. Esclusa la natura illecita del comportamento dell’ accipiens al quale deve essere riconosciuto il diritto di accettare l’atto solutorio, si giunge alla conclusione che il debito di restituzione assume natura di debito di valuta.
Nel caso di obbligo restitutorio diverso dal denaro, ove il bene non rientri più nella disponibilità dell’ accipiens, l’ obbligazione non può che qualificarsi come debito di valore ed il convenuto deve restituire il valore corrispondente al bene. In questo caso la qualificazione di debito di valore non trova fondamento nella natura illecita dell’ accettazione del pagamento, ma nel fatto che il denaro costituisce l’ equivalente del valore del bene non più restituibile.

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Sabato, 27 Dicembre 2014 09:52

Società Offshore con Succursale in LETTONIA

La filiale di Società Offshore in Lettonia è un'unità strutturale indipendente della società separata dalla società principale, sia per posizione o altro, e che al suo posto di lavoro svolge attività commerciale in nome e per conto della società.

Anche se la filiale è strutturalmente indipendente (ha il suo management, bilancio separato, conto in banca), la Società Offshore madre è responsabile di tutti gli obblighi e le responsabilità della filiale.

Vantaggi chiave filiale Società Offshore in Lettonia
• Nessun capitale sociale richiesto.
• Minimo un rappresentante richiesto per la filiale. Nessuna restrizione su rappresentanti stranieri.
• La filiale può essere costituita in 4 giorni dopo la ricezione di tutta la documentazione e completando la traduzione certificata dei documenti di incorporazione della compagnia.
• Il conto corrente bancario può essere costituito da remoto entro 5-7 giorni lavorativi.
• Il numero di partita IVA può essere ottenuto in 10-15 giorni lavorativi.

Tassazione della filiale Società Offshore in Lettonia
La Succursale Lettone è soggetta a tassazione solo sul reddito di origine lettone. L’imposta societaria standard sul reddito è del 15%, viene applicata ai redditi provenienti dalla Lettonia, meno le spese di amministrazione. Non vi è alcuna tassa rimessa di filiale.

Costi servizi principali della filiale Società Offshore in Lettonia
Le spese sotto sono basate sulla media del modello di commercio con fino 50 transazione per mese.

Il Cliente dovrà dare piena visione a tutte le transazioni, fatture, contratti e pagamenti prima della costituzione dell’azienda.

Spese di registro della filiale Società Offshore in Lettonia
• Registrazione ufficio filiale Lettone
• Costituzione Conto Corrente Bancario
• Registrazione partita IVA

Traduzione documenti per filiale Società Offshore in Lettonia
• Traduzione Lettone dei documenti di incorporazione della compagnia straniera con certificazione notarile

Spese annuali della filiale Società Offshore in Lettonia
• Indirizzo Legale
• Gestione della posta e inoltro documentazione scannerizzata per e-mail
• gestione richieste e telefonate da parte delle autorità fiscali locali

Contabilità della filiale Società Offshore in Lettonia
• Contabilità (fino a 50 transazione per mese)
• Amministrazione partita IVA
• Deposito dichiarazioni IVA

Bilancio annuale della filiale Società Offshore in Lettonia
• Preparazione bilancio d’esercizio
• Dichiarazione redditi

Servizi opzionali per la filiale Società Offshore in Lettonia
Direttore nominee
• Nominato Direttore (Comunitario) / Rappresentante Non-residente dell’ufficio Succursale (se richiesto)

Note relative al servizio di registro di una filiale Società Offshore in Lettonia
• Spese annuali sono pagate ogni anno, 1 mese prima del 31 Marzo.
• Spese e altri oneri citati di seguito escludono esborsi e IVA se applicabile.
• Tutte le spese sono corrette al momento della pubblicazione e sono soggette a modifiche senza preavviso.

Come procedere per aprire un conto bancario della filiale Società Offshore in Lettonia
Al fine di inziare l’incorporazione e l’introduzione del conto, si richiederà quanto segue:
• Dettagliata descrizione delle attività della società riempiendo in tutte le sue parti il modulo IBCC
• Lettera di raccomandazione e CV del Proprietario Beneficiario/Membro del consiglio
• Copia Passaporto + bolletta di servizi datata non più di 3 mesi del Proprietario Beneficiario e o direttore della filiale.
• Autenticata e legalizzata con Apostilla documento di registrazione dell'impresa estera (s): Certificato di incorporazione con memorandum e statuto o un estratto del Registro delle Imprese, come certificato di buona reputazione. A seconda della giurisdizione della società, la documentazione deve dimostrare: Numero di registrazione della società, sede legale, direttore / socio / informazioni rappresentative della società.
• 100% prepagamento della incorporazione e 1° anno costi servizio.

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Sabato, 27 Dicembre 2014 09:49

Società Offshore nel Belize

Nell'ultimo decennio il sistema tributario ha subito molteplici trasformazioni sia per la tassazione diretta che indiretta, inoltre, anche a seguito delle pressioni internazionali, il Paese si sta adoperando per raggiungere gli standard internazionali in materia di trasparenza e cooperazione fiscale.

Il Paese rientra in tutte e tre le "black list" contenute nei decreti ministeriali italiani del 4 maggio 1999, del 23 gennaio 2002 e del 21 novembre 2001 e loro successive modifiche che individuano i Paesi e territori a fiscalità privilegiata. Un aspetto che riguarda rispettivamente le persone fisiche, l'indeducibilità dei componenti negativi e le controlled foreign companies.

Negli ultimi anni è stato compiuto un notevole sforzo che ha consentito la stipula di numerosi trattati sia relativi alle doppie imposizioni che allo scambio di informazioni ai fini fiscali sia con Paesi europei che dell'area caraibica. Tale attività ha permesso al Belize di essere inserito nella lista dei Paesi che adempiono agli standard internazionali in tema di trasparenza e scambio di informazioni in ambito fiscale presente nel report 2011 del Forum globale dell'OCSE per l'implementazione degli standard fiscali internazionali.

Le caratteristiche del sistema tributario
Con l'introduzione nel 1998 dell'Income and businnes tax act sono state modificate le modalità per la tassazione dei contribuenti che sono differenti da quelle previste per chi percepisce unicamente redditi da lavoro dipendente. Per costoro, infatti, l'imposta sui redditi è stata affiancata da un'imposta sugli affari basata sui ricavi. Quest'ultima costituisce un credito d'imposta nei confronti di quella sul reddito. Nel caso in cui sia inferiore a quella sui redditi dovrà essere pagato un saldo, mentre, nel caso contrario, l'eccedenza potrà essere portata in deduzione nella dichiarazione dell'anno successivo.

L’imposta sui redditi
L'imposta colpisce tutti i redditi ovunque prodotti per i residenti e quelli di fonte beliziana per i non residenti. Alcuni redditi indicati dalla legge sono invece esenti.
Il reddito imponibile viene calcolato in maniera differente a seconda che il contribuente percepisca redditi da lavoro dipendente o meno.
Nel primo caso il reddito è calcolato sommando tutte le remunerazioni o i pagamenti percepiti in qualsiasi forma. A questi, per i soli residenti, è applicata una deduzione decrescente al crescere del reddito secondo la seguente tabella:

Fascia di reddito Deduzione
Fino 26.000 dollari beliziani 25.600
Fino a 27.000 dollari 24.600
Fino a 29.000 dollari 22.600
Oltre i 29.000 dollari 19.600

Se il reddito imponibile così calcolato non eccede i 400 dollari beliziani, si è esentati dal pagamento dell'imposta. Il reddito imponibile per i soggetti diversi dai lavoratori dipendenti è dato invece dalla differenza tra i ricavi o compensi e tutte le spese necessarie per la produzione del reddito. Le perdite, che non possono essere utilizzate per compensare redditi di altra natura, possono essere riportati in avanti per cinque anni. In alternativa è possibile richiedere di trasformarle in crediti ai fini dell'imposta sugli affari. L'importo di tale credito è pari all'applicazione dell'aliquota del 25% alla perdita e alla riduzione dell'imposta sugli affari non può comunque superare il 20%. La parte rimanente può essere utilizzata nel periodo successivo.
Specifiche disposizioni sono contenute nella legge per il calcolo del reddito imponibile per le attività bancarie, assicurative e petrolifere.
Le donazioni a organismi ecclesiastici, caritatevoli e culturali sono deducibili per un massimo di un sesto del reddito imponibile. La parte eccedente tale ammontare può essere dedotta dal reddito sempre con il limite di un sesto fino al quinto anno.
Qualora si provveda al mantenimento di minori fino a 16 anni diversi dai propri è possibile dedurre dal reddito fino a 400 dollari beliziani per le spese di istruzione per ciascuno di essi e fino ad un importo di 1600 dollari. Su tale reddito imponibile viene applicata un'aliquota fissa pari al 25% che per le società petrolifere sale al 40%. Sull'ammontare di imposta dovuta ai contribuenti residenti è concessa una detrazione pari a 100 dollari beliziani.

L'imposta sugli affari
L'imposta sugli affari è una tassa sul totale dei ricavi o compensi delle persone fisiche o giuridiche che svolgano attività in Belize e che si trovano nella seguente situazione.
ricevere redditi da un'attività commerciale con ricavi superiori ai 75 mila dollari beliziani;
ricevere redditi da un'attività professionale con ricavi superiori ai 20 mila dollari beliziani;
ricevere redditi dalla gestione di proprietà immobiliari;
operare nel settore dei servizi personali incluse le attività turistiche senza limite di ricavi.
Non sono invece sottoposti a tassazione, tra gli altri, i seguenti redditi:
i redditi da lavoro dipendente o assimilato;
i redditi delle società insediate nelle zone di trattamento delle esportazioni;
gli interessi sui titoli di stato e quelli sui depositi di risparmio qualora ricevuti da società non finanziarie.
gli affitti qualora costituiscano l'unico reddito del contribuente e non superino gli 800 dollari beliziani al mese.
i ricavi degli enti considerati non commerciali.
La base imponibile è calcolata al netto dell'imposta generale sulle vendite e di tutte le altre imposte e diritti doganali gravanti sui beni e servizi. A tale base imponibile si applica un'aliquota differenzia a seconda del tipo di reddito e di attività esercitata.
tour operator e agenti di viaggio 6%
guide turistiche 1,75%
attività professionali 6%
imprese bancarie 15%
affitti, royalties o altri ricavi da proprietà immobiliari superiori a 800 dollari beliziani al mese 3%
commissioni sotto i 25.000 beliziani l'anno 5%;
commissioni sopra i 25.000 beliziani 15%
dividendi 15%
altre attività 1,75%
Per i pagamenti verso non residenti vanno effettuate le seguenti ritenute:
dividendi 15%
premi assicurativi 25%
interessi su prestiti 15%
compensi dei manager 25%
affitti di impianti ed equipaggiamenti 25%
servizi tecnici 25%
royalties 15%
commissioni 15%
Per i paesi aderenti al Caricom (Comunità caraibica) l'aliquota sui dividendi si annulla e quella sulle parcelle di manager si riduce al 15%.

L’imposta generale sulle vendite
Nel corso degli ultimi quindici anni il sistema di tassazione del consumo ha subito ben tre importanti riforme. Da un sistema tipo Iva instaurato nel 1996 si è passato nel 1999 a una imposta sulle vendite fino ad arrivare all'attuale imposta generale sulle vendite del 2006. Sono soggette a tassazione tutte le vendite e le importazioni di beni e servizi con un'aliquota del 12,5%. Sono invece soggette ad aliquota dello 0% le seguenti transazioni:
i beni e servizi destinati all'esportazione;
alcuni beni alimentari;
Sono invece esenti:
i servizi finanziari e di intermediazione monetaria;
locazione e la vendita di immobili residenziali. Nel caso della vendita tale esenzione è limitata alle abitazioni non nuove.
servizi e materiali per l'istruzione;
medicine per uso umano;
alcuni beni ad uso agricolo;
utilities e trasporto pubblici.
Il sistema funziona detraendo ad ogni passaggio dall'imposta sulle vendite quella pagata sugli acquisti e versando solo la differenza.

La tassa ambientale
Tutti i beni importati sono sottoposti ad un'imposta del 2% sul valore CIF delle merci da aggiungersi ai dazi doganali. Da tale imposta sono esentati solo alcuni generi alimentari e medicinali. La legge prevede che i proventi di tale imposta vengano destinati ad un fondo per il miglioramento del sistema di raccolta e smaltimento rifiuti e per la protezione dell'ambiente.

L’attività offshore
Il Belize risulta essere uno dei centri più importanti per le attività offshore. Queste possono assumere le seguenti forme:
compagnie d'affari internazionali;
trust
banche internazionali
Licenze sono previste solo per il settore finanziario mentre le compagnie d'affari internazionali non devono dichiarare i soci nè i trust i propri beneficiari.
Le compagnie d'affari internazionali sono esenti dalla maggior parte della tassazione, in particolare:
sui redditi sulle società;
sui dividendi pagati;
sugli interessi, affitti, royalties pagati a non residenti;
sui guadagni in contro capitale ottenuti su titoli e obbligazioni di una compagnia internazionale da persone non residenti;
sulle imposte di registro per alcune operazioni.
Anche per i trust esistono importanti esenzioni fiscali nel caso in cui né il settlor né i beneficiari siano residenti in Belize e non vi sia alcuna proprietà in territorio beliziano. Tali esenzioni includono:
il reddito del trust;
le imposte di successione;
le imposte di registro su alcune operazioni;
Una banca internazionale è esentata dalla tassazione su tutti i profitti, interessi e dividendi provenienti dalla sua attività in Belize e dal pagamento delle imposte di registro su alcune operazioni.

Le free zone e i vantaggi fiscali
In Belize esistono due tipi di aree libere in cui le imprese che vi si installano godono di rilevanti benefici sia di natura fiscale che di altra natura.
Le zone per il trattamento delle esportazioni concedono, tra l'altro, l'esenzione da tutti i dazi all'importazione e all'esportazione, un esenzione ventennale dall'imposta sui redditi per le imprese ivi residenti e l'esenzione delle imposte sui dividendi,
Nelle zone commerciali libere tra gli altri benefici figura l'esenzione dai dazi doganali per esportazioni e importazioni (con l'eccezione di una tariffa sociale pari al 2,5%), l'esenzione per dieci anni da tutte le imposte sui redditi e i capital gains, l'esenzione per 20 anni delle imposte sui dividendi pagati dalle imprese ivi localizzare.
Allo scadere delle esenzioni l'imposta su reddito viene calcolata seguendo i seguenti scaglioni di reddito imponibile:

Sono inoltre previsti crediti di imposta fino al 2% del reddito imponibile per le compagnie che assumono lavoratori beliziani.

Dichiarazioni, obblighi strumentali e versamenti
Relativamente all’imposta sui redditi i contribuenti devono presentare la dichiarazione entro il terzo mese dalla fine dell'anno e da tale obbligo sono esentati unicamente i lavoratori dipendenti che abbiano già subito ritenute per l'ammontare dell'imposta dovuta e che non debbano richiedere rimborsi. Tale obbligo permane anche nel caso in cui l'imposta sugli affari ecceda quella sui redditi e quindi non vi sia da pagare ulteriormente.

Relativamente all’imposta sugli affari, i contribuenti devono presentare ogni mese, entro il 15 di quello successivo a quello di riferimento, una dichiarazione con l'ammontare complessivo delle proprie entrate e liquidare la relativa imposta dovuta.

Nel caso di mancata o ritardata presentazione della dichiarazione il contribuente riceve una sanzione pari al 10% dell'imposta per ogni mese di ritardo. A questa si aggiunge un'altra sanzione pari all'1,5% al mese per il mancato pagamento nei termini. Qualora la dichiarazione non sia presentata entro i due anni sarà considerata mancante e ciò comporterà un'ammenda fino a 10.000 dollari beliziani o la reclusione fino a 2 anni. Un contribuente che abbia sia redditi soggetti a questa imposta, sia redditi da lavoro dipendente deve effettuare due dichiarazioni separate ed assoggettare i redditi alla specifica normativa.

Relativamente all’imposta generale sulle vendite, trova applicazione unicamente sui soggetti che, nel complesso delle attività, hanno avuto ricavi superiori a 75.000 BZ$. Costoro debbono registrarsi e possono, in tal modo, detrarre l'Iva sugli acquisti. Gli altri contribuenti non devono invece applicare l'imposta ma non possono neanche detrarre l'Iva sugli acquisti. La dichiarazione e il pagamento devono essere effettuati mensilmente entro il 15 di quello successivo.

Capitale: Belmopan
Lingua ufficiale: inglese
Moneta: dollaro beliziano (cambio fisso pari a due dollari beliziani per dollaro americano)
Forma istituzionale: monarchia parlamentare (pur essendo un paese indipendente al monarca britannico viene formalmente riconosciuta la carica di Capo di Stato).
Rapporti con l'Italia: allo stato nessuna convenzione fiscale è stata sottoscritta tra i due Paesi

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Sabato, 27 Dicembre 2014 09:42

La Privacy nel Delaware

Molte volte il cliente chiede di potere avere una società in cui i soci proprietari siano non figurino presso alcun elenco pubblico o istituzionale e quindi non visibili al pubblico. Questo si può ottenere in modo molto economico in Delaware mediante le LLC (il socio/i compare solo su atti privati e non sui pubblici registri). Tuttavia è bene tenere presente che la LLC non è una società anonima. Le uniche forme di società anonima in senso stretto sono le SA Svizzere, le Corporation di Panama e le società LTD delle Seychelles.

Nelle LLC del Delaware, infatti, il nome dei soci compare solo negli agreement della società, i quali non vengono registrati in alcun registro pubblico (gli agreement sono infatti accordi privati tra i soci che non vengono pubblicati). Si comprende bene quindi l’importanza e il valore che questo tipo di società ha per la riservatezza. Il cliente può decidere quali dati rendere pubblici. Lo stato del Delaware, infatti, non richiede la pubblicazione dei soci delle sue LLC, a differenza di altri stati americani come il Nevada o la Florida.

Molti clienti che vogliono partecipare in modo riservato dentro società in altri paesi, infatti, costituiscono LLC e poi acquistano la partecipazione mediante la società stessa, proteggendo, in questo modo la loro privacy nella operazione.

Le Delaware LLC, inoltre, sono società riconosciute in tutto il mondo e hanno il forte prestigio delle società USA. La legislazione americana non impone alcuna restrizione al socio straniero, il quale può costituire liberamente società di qualunque tipo e con qualunque organizzazione all’interno dello stato americano del Delaware, per poi gestirla da ovunque nel mondo. I soci della LLC possono essere sia persone fisiche sia persone giuridiche di qualunque giurisdizione.

E’ possibile quindi costituire la LLC americana attraverso una società di St. Vincent & Grenadine, rendendo cosi molto forte la riservatezza dei beneficiari. Infatti la Repubblica di St. Vincent fornisce agli azionisti di una IBC la piu’ totale riservatezza.

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